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Telbivudina mette KO Epatite B

Ha una elevata potenza e rapidità d’azione, un ottimo profilo di tollerabilità e rappresenta oggi un’opzione di prima scelta nei pazienti affetti da Epatite Cronica B: si tratta di telbivudina, un nuovo trattamento orale,un inibitore specifico della polimerasi di HBV che possiede una maggior capacità nel ridurre la carica virale rispetto ad altri farmaci antivirali.

L’obiettivo di questa terapia è quello di ridurre e di bloccare a tempo indefinito la replicazione virale, allontanando così il ‘rischio resistenza’ e evitando al paziente di ammalarsi di cirrosi e/o di tumore epatico.

Di questa nuova possibilità di cura se ne è parlato a Roma nel corso di un incontro che ha visto coinvolti Antonio Craxì, Professore di Gastroenterologia e Direttore dell’Unità Operativa di Gastroenterologia dell’Università di Palermo e Mario Rizzetto, Professore di Gastroenterologia e Direttore della Divisione di Gastroepatologia dell’Ospedale Molinette, Università di Torino.

“In questi ultimi anni sono stati compiuti grandi progressi in campo farmacologico: telbivudina ha dimostrato nei pazienti HBeAg-negativi, la forma di Epatite B prevalente nella popolazione italiana, una maggiore potenza e rapidità nel ridurre la carica virale rispetto ad altri farmaci già all’ottava settimana – ha messo in evidenza il prof.Craxì - Infatti, nello studio GLOBE, il 90% dei pazienti risultavano PCR negativi a due anni: si tratta del dato più elevato ottenuto con un antivirale ad oggi. Nei pazienti HBeAg-positivi telbivudina si è dimostrata in grado di indurre il tasso più elevato di sieroconversione anti-HBe, superiore a quello ottenuto con il trattamento con gli altri antivirali orali e con l’interferone pegilato”.

Lo studio GLOBE è il più ampio studio clinico ad oggi condotto nei pazienti con Epatite Cronica B, l’unico ad aver fornito dati affidabili sull’efficacia e la tollerabilità a lungo termine di un farmaco per il trattamento di questa malattia, condotto su circa 1400 pazienti con Epatite Cronica B interamente trattati e seguiti per due anni.
Telbivudina è stato approvata dalla Food and Drug and Administration nel 2006 e dall’EMEA nel 2007 per il trattamento dei pazienti adulti con Epatite Cronica B (CHB) compensata ed evidenziata di replicazione virale attiva, persistente aumento dei livelli di aminotrasferasi nel sangue e malattia epatica istologicamente attiva. In Italia telbivudina è rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale: il farmaco è infatti in classe H, quello dei medicinali ospedalieri gratuiti.

“Tutti questi aspetti - ha precisato il prof. Craxì - fanno di telbivudina un valido strumento terapeutico a cui il medico oggi non può rinunciare. Sulla base di questi importanti risultati, le recenti Linee guida per il trattamento dell’Epatite B, nate sotto l’egida di importanti Società Scientifiche nell’ambito dell’epatologia, indicano l’impiego di questo farmaco di Novartis fra i trattamenti di prima linea per aggredire e controllare a lungo termine la replicazione del virus B.”

Oltre alla disponibilità di farmaci potenti e ben tollerati è fondamentale la prevenzione, la diagnosi precoce e il controllo nel tempo dei portatori cronici asintomatici di HBsAg.

“L’Epatite Cronica B è una malattia ampiamente “sommersa”: come per un iceberg, ciò che dell’Epatite Cronica B appare è solamente la punta, mentre la maggior parte del problema rimane sommerso e pertanto sconosciuto”, ha affermato il prof. Pizzetto, che prosegue: “Secondo l’Istituto Superiore della Sanità in Italia vi sono 900mila persone con infezione da HBV. Quante di queste siano malate e bisognose di cura, non è noto. Sono tuttavia molte di più dei 20.000 portatori di HBsAg attualmente in terapia.
In passato questi pazienti venivano rassicurati sulla benignità della loro condizione e spesso dimessi senza ulteriori raccomandazioni di controlli nel tempo; d’altro canto la natura subdola dell’epatite B rendeva la malattia difficile da identificare se non con una biopsia epatica, procedimento invasivo e male accetto che appariva spesso eccessivo rispetto allo stato di buona salute del portatore asintomatico”.

“L’idea dello studio ICEBERG – ha aggiunto – è nata dalla necessità di far emergere e di acquisire maggiori conoscenze sul sommerso dell’Epatite Cronica B anche nel nostro Paese, contribuendo mediante l’utilizzo di una metodica diagnostica non invasiva, l’elastografia epatica, all’individuazione dei portatori asintomatici di HBsAg con una malattia del fegato latente e che pertanto necessitano di un’adeguata terapia”.

Lo Studio ICEBERG, supportato da Novartis Farma e coordinato dal prof. Mario Rizzetto è una ricerca osservazionale, longitudinale, multicentrica, che coinvolgerà circa 20 centri clinici italiani specializzati nella gestione e nel trattamento dei pazienti con Epatite Cronica B. Lo studio si propone di valutare la prevalenza e l’incidenza di epatopatia in una popolazione di circa 950 portatori asintomatici di HBsAg, non sottoposti a terapia, che saranno osservati con un follow-up fino a 5 anni.

Nel corso dell’incontro è stato evidenziato come il virus HBV si sia svegliato dal letargo dove lo aveva confinato dal 1991 la vaccinazione obbligatoria. L’epatite B è un pianeta sommerso, del quale conosciamo solo la punta dell'iceberg. La stima dell'Istituto Superiore di Sanità parla di 900mila persone, in prevalenza adulti, affette da epatite B cronica in Italia. Si sa che di queste solo 20mila sono in terapia. Nel sommerso c'è, quindi, un esercito di persone che non sanno di essere infette e che ignorano quanto pericoloso sia il killer che li ha aggrediti: basti pensare che l’epatite B è la causa più diffusa di tumore dopo il tabacco; nel mondo, provoca l’80% di tutti i casi di cancro del fegato; colpisce il doppio delle persone rispetto all’epatite C; è 100 volte più contagiosa dell’HIV e il numero di persone affette da epatite B cronica nel mondo è 8-10 volte superiore a quello delle persone affette da HIV/AIDS.

Ogni anno oltre un milione di europei contraggono il virus dell’epatite B (HBV), 14 milioni di persone convivono con la forma cronica della malattia (CHB). Nell’ultimo decennio in Italia si è assistito ad un profondo cambiamento del quadro epidemiologico dell’epatite B dovuto all’obbligatorietà della vaccinazione e all’immigrazione proveniente da Paesi ad alta endemia. L’epatite B rappresenta un grave problema sanitario. E’ la decima causa di mortalità al mondo. Su scala mondiale, l’Epatite Cronica da HBV colpisce circa 350 milioni di persone ed è responsabile di circa 1,2 milioni di decessi l’anno.

fonte: italiasalute.it

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