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Trapianto di fegato da un donatore affetto da Covid su un altro paziente positivo: è la prima volta al mondo

L’intervento all’ospedale Molinette di Torino: inaugurato un programma di donazione di organi salvavita da soggetti infetti a riceventi anch’essi positivi

Per la prima volta al mondo, è stato effettuato un trapianto di fegato da donatore Covid positivo su un altro paziente Covid in gravi condizioni. L’intervento si è tenuto qualche giorno fa nell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino. È andato tutto bene e ora il paziente trapiantato sta guarendo anche dal coronavirus. Davanti al lettino chirurgico c’era il professor Renato Romagnoli, responsabile del Centro trapianti di fegato dell’ospedale.

L’operazione nasce dopo la decisione del Centro Nazionale Trapianti di inaugurare un programma di donazione di organi salvavita da soggetti infetti a riceventi anch’essi positivi. Il 10 dicembre, quindi, la Rianimazione dell’ospedale di Domodossola segnala al Centro Regionale Trapianti la volontà di donare espressa dai familiari di una donna di 66 anni positiva. L’offerta dell’organo viene immediatamente accettata anche perché lo stesso giorno era stato riattivato nella lista d’attesa un uomo di 63 anni originario dalla Calabria, affetto da cirrosi e da tumore al fegato, compatibile con la donatrice.

L’uomo era appena guarito dal Covid. Ma posto di fronte alla possibilità di eseguire un trapianto con il fegato di una donatrice positiva, aveva subito accettato, visto che la sua neoplasia stava peggiorando in fretta. Così, nella notte tra il 10 e l’11 dicembre l’équipe del Centro Trapianto Fegato, equipaggiata con dispositivi di protezione, ha proceduto al prelievo del fegato della donatrice in una sala operatoria nell’ospedale di Domodossola.

Contemporaneamente, il ricevente è convocato e, come di routine in questo periodo, sottoposto a un ulteriore tampone, che peró ha evidenziato tracce ancora misurabili del virus.
Ma i medici decidono comunque di andare avanti. La sala operatoria del Centro Trapianto Fegato è cosí convertita in Sala Covid dal personale infermieristico e gli anestesisti dell’Anestesia Rianimazione 2 (diretta dal dottor Roberto Balagna), adeguatamente protetti, preparano il paziente per l’intervento. L’operazione, durata 9 ore, è eseguita da Romagnoli. A causa delle condizioni cliniche del ricevente e della necessità di operare muniti di idonei dispositivi di protezione, è stata non solo tecnicamente difficile, ma anche molto faticosa. La ricerca del virus sulle secrezioni bronchiali dell’uomo durante il trapianto ha confermato la presenza di una carica virale.

Per questo motivo, è stato poi ricoverato nella Rianimazione Covid 1 diretta dal professor Luca Brazzi. Già 24 ore dopo il trapianto, grazie alla buona funzione del fegato trapiantato, è stato risvegliato ed estubato. Ora la funzione respiratoria e gli esami radiologici polmonari sono nella norma.

Fonte: Corriere.it

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