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Steatosi epatica non alcolica, tra le possibili terapie anche gli ipolipemizzanti e i farmaci per il diabete

Ci sono anche i farmaci per il diabete e gli ipolipemizzanti tra le opzioni terapeutiche per intervenire sulla steatosi epatica non alcolica (NAFLD). Se n’è parlato nel corso dell’ultimo congresso della NLA (la National Lipid Association), l’organizzazione che, dal 1997, si occupa di sensibilizzare la conoscenza medico-scientifica e promuovere la ricerca per ridurre morte e disabilità legate ai problemi del metabolismo.

Come emerso durante l’incontro, la perdita di peso e l’adozione di stili di vita sani sono alla base dei miglioramenti della malattia del fegato grasso. Tuttavia, il ricorso a determinati farmaci può servire per affrontare condizioni come l’insulino resistenza, la dislipidemia o la fibrosi. La steatosi è molto diffusa nei pazienti con diabete, obesi e con sindrome metabolica, situazioni che costituiscono un forte rischio di complicazioni a livello cardiovascolare: questo significa che intervenire su tali condizioni è importante tanto quanto farlo sulla NAFLD.

Quella con le statine dovrebbe essere adottata come terapia principale contro queste forme, anche in quei pazienti in cui la malattia è progredita nella steatoepatite non alcolica (NASH). Statine che possono essere usate anche nei casi di NASH con cirrosi, ma da evitare nei soggetti con cirrosi scompensata. Questa tipologia di farmaco riduce gli enzimi epatici in coloro che hanno alanina aminotransferasi elevata al basale. Per quanto riguarda gli ipolipemizzanti, invece, riescono a ridurre i rischi correlati ai lipidi residui, fornendo benefici al fegato e rappresentando una risorsa di straordinaria importanza proprio per chi, affetto da NAFLD e NASH, può andare incontro a complicazioni cardiovascolari o è già stato oggetto di episodi simili.

I farmaci per il diabete, invece, includono pioglitazone, sitagliptin, agonisti del recettore GLP-1 e inibitori SGLT2: il primo è stato associato alla riduzione del ballooning, dell’infiammazione lobulare e della steatosi e al miglioramento di glicemia, insulina, HDL, trigliceridi e funzionalità epatica nei pazienti con NASH. Proprio in questi ultimi viene spesso usata come trattamento la vitamina E perché blocca le vie apoptopiche intrinseche e protegge dallo stress ossidativo. In uno studio, la vitamina E ha migliorato la NASH rispetto al placebo senza un aumento degli eventi avversi.

Tra gli altri agenti che agiscono sul fegato e che sono in fase di studio per il trattamento della steatoepatite non alcolica, c’è l’acido obeticolico, che migliorerebbe la fibrosi.

Fonte: Epateam

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