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Piastrinopenia e trattamento anticoagulante e antiaggregante, le prime linee guida europee

L'Associazione Europea di Ematologia (EHA), in collaborazione con la Società Europea di Cardiologia (ESC), ha prodotto per la prima volta una linea guida scientifica che fornisce indicazioni pratiche ai medici per la gestione corretta delle terapie antitrombotiche (anticoagulanti e antiaggreganti) nei pazienti con piastrinopenia.

Le terapie anticoagulanti e antiaggreganti sono salvavita e vengono assunte a lungo termine da milioni di persone nel mondo, per varie condizioni (trombosi venose, embolie polmonari, fibrillazione atriale e altre patologie cardiovascolari).
Infatti, quando il numero delle piastrine nel sangue scende al di sotto di 100.000 per microlitro, il loro ruolo nella coagulazione è compromesso. Inoltre, il rischio di emorragie gravi aumenta se scendono al di sotto di 50.000 e ancor più se al di sotto di 20.000 per microlitro, con conseguenze anche letali. Ecco perché il problema per il medico sorge quando si rende necessario prescrivere o proseguire in questi pazienti una terapia per la prevenzione o il trattamento delle trombosi.
I farmaci anticoagulanti, antipiastrinici e agenti fibrinolitici interferiscono infatti con la coagulazione, ed il loro effetto si somma alla carenza di piastrine, aumentando il rischio di emorragie. La popolazione oncologica, sempre più anziana, con elevato rischio di trombosi, sia venose che arteriose, e con necessità di trattamenti anticoagulanti o antiaggreganti, rappresenta un esempio emblematico, in cui è frequente l'associazione con una piastrinopenia transitoria, spesso effetto collaterale dei trattamenti chemioterapici, che danneggiano le cellule del midollo osseo responsabili di produrre le piastrine.

In assenza di studi sufficientemente solidi, il compito di offrire un utile orientamento per medici di medicina generale e specialisti di tutto il mondo è stato affidato dall'EHA e dall'ESC ad alcuni esperti internazionali. Il gruppo di lavoro, formato da specialisti in emostasi e trombosi, ematologi, cardiologi, farmacisti clinici, specialisti di medicina vascolare, è stato coordinato da Anna Falanga, professore di Ematologia dell'Università di Milano Bicocca e Direttore del SIMT Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Il parere degli esperti è stato ora pubblicato sulla autorevole rivista scientifica HemaSphere.

"Queste indicazioni pratiche si riveleranno di utile applicazione per i medici di una vasta platea di pazienti in tutto il mondo - è l'auspicio di Fabio Pezzoli, direttore sanitario dell'ASST Papa Giovanni XXIII -. Il nostro ruolo di coordinamento, con la prof.ssa Falanga, nella loro stesura è il frutto della consolidata esperienza dei nostri medici e biologi del SIMT maturata nella gestione di una casistica molto ampia e complessa. Questo ci ha portato ad avere da sempre una particolare attenzione clinica per i temi dell'anticoagulazione e delle terapie antitrombotiche in generale, contribuendo in maniera significativa e riconosciuta al dibattito scientifico internazionale".

"L'obiettivo del trattamento deve essere quello di valutare il corretto equilibrio tra i benefici derivanti dall'uso delle terapie antitrombotiche ed i potenziali rischi emorragici - ha spiegato Anna Falanga -. Le nostre linee guida permettono al medico specialista di capire quando l'assunzione di farmaci anticoagulanti sia da proseguire, quando sia da sospendere e nel caso quali altri approcci terapeutici siano da intraprendere. L'obiettivo è quello di conciliare un livello di piastrine adeguato con la necessità di mantenere un efficace dosaggio antitrombotico e di evitare un eccessivo ricorso alla trasfusione di piastrine".
Fonte: doctor33.it


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