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La biopsia ottica favorirà la diagnosi precoce del tumore del fegato

Un nuovo strumento per limitare gli errori in fase di prelievo e programmare interventi chirurgici mirati. È quanto è stato sviluppato da un team di ricercatori della Orel State University e che, attraverso la biopsia ottica, favorirà la diagnosi precoce del tumore del fegato.

I risultati di questo studio, pubblicati su Optica, spiegano il meccanismo del nuovo sistema che consente di distinguere tra tessuto epatico canceroso e tessuto sano: in più, oltre alla capacità di ridurre i danni in fase di prelievo, rappresenta un ottimo alleato per individuare in anticipo la neoplasia e programmare interventi mirati sui pazienti che ne hanno reale necessità. Un vero e proprio salvavita per una delle forme più diffuse e letali a livello mondiale.

La procedura della biopsia è molto semplice. Con un ago viene prelevata una piccola parte di tessuto così da poterlo analizzare: i tumori del fegato, soprattutto nella fase iniziale, sono molto difficili da scoprire mediante biopsia, per questo il livello di precisione è fondamentale, perché se l’ago dovesse raccogliere cellule sane la diagnosi non sarebbe attendibile.

Il nuovo sistema, invece, è un mix di spettroscopia e misurazioni che favoriscono l’individuazione del metabolismo cellulare, una condizione che ovviamente varia da cellule sane a cellule cancerose. Tutto questo consentirebbe ai medici di giungere a una diagnosi precoce del tumore del fegato e decidere in quale punto effettuare il prelievo.

Una scoperta preziosa che, con il tempo, potrebbe essere utilizzata anche per la diagnosi di altre patologie e per valutare l’entità e la fase di qualsiasi altra neoplasia presente in un determinato organo.

Fonte: Epateam

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