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Cirrosi epatica: come migliorare qualità di vita del paziente e sostenibilità del SSN

Una patologia che conta circa 20.000 decessi l’anno

Migliorarel’aderenza alla terapia, prevenire complicanze gravi come encefalopatia epatica e ascite, potenziare l’assistenza domiciliare, formare il paziente e il caregiver, rendere sostenibili le cure e aumentare la qualità e l’aspettativa di vita. Questi gli argomenti discussi, con i principali interlocutori del Piemonte, durante il Webinar: "Focus Piemonte: La realtà italiana della cirrosi epatica in epoca pandemica tra terapie e impatto socio economico”, organizzato da Motore Sanità e con la sponsorizzazione non condizionante di Alfasigma S.p.A.

Particolare attenzione è stata data alla necessità di prevenire l’encefalopatia epaticadato che è la più invalidante complicanza della cirrosi, causa di ripetuti ricoveri, di problemi per tutto il contesto familiare del paziente e di un aggravio dei costi per il SSN.

“Circa 200.000 Italiani sono oggi affetti da cirrosi epatica. La gestione della cirrosi richiede modelli organizzativi flessibili capaci di rispondere alle necessità del paziente basandosi sull’integrazione tra “medicina del territorio” e “medicina ospedaliera”. L’identificazione precoce del soggetto con epatopatia cronica ed un intervento personalizzato di terapia e/o monitoraggio sono passaggi essenziali per la cura ottimale di questi pazienti. La stretta collaborazione tra Medico di Medicina Generale ed Epatologo è necessaria affinché́̀ il percorso assistenziale del paziente con cirrosi sia caratterizzato da appropriatezza diagnostico-terapeutica. L’incidenza annuale del tumore epatico in questi pazienti affetti è del 2-3% ogni anno che passa. Il Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) è uno strumento metodologico che ci consente di strutturare ed integrare attività̀ e interventi in un contesto in cui diverse specialità̀, professioni e aree d’azione (ospedale, servizi territoriali, medicina generale) sono coinvolte nella presa in carico del malato allo scopo di ridurre le criticità e le barriere che si frappongono alla cura e all’assistenza di questi malati.”, ha detto Cosimo Colletta, Responsabile Medicina interna, Servizio di Epatologia Centro COQ di Omegna (VB)
“Stando ai dati ISTAT, la mortalità per cirrosi ed epatocarcinoma in Piemonte è di circa 1000 persone/anno, simile a quella riportata per leucemie e linfomi. A fronte di questa interessante somiglianza numerica, a cui a mio avviso non corrisponde altrettanta attenzione nell’opinione pubblica, esistono molteplici differenze: la causa prima di cirrosi e epatocarcinoma, l’infezione da virus dell’epatite C, è una condizione trattabile con elevata probabilità di successo;

l’epatocarcinoma è diagnosticabile precocemente con un efficace programma di sorveglianza periodico; la cirrosi scompensata non ha reali opzioni di trattamento oltre il trapianto dell’organo. Ne consegue, soprattutto nell’era COVID e post-COVID, che sarebbe necessario implementare un’organizzazione che faciliti l’identificazione del malato con cirrosi sul territorio, aumenti la capacità di trattare l’epatite C fornendo la terapia anche con la sola supervisione del medico specialista (come già avviene in Francia), e faciliti la regolare sorveglianza ecografica periodica del malato con cirrosi”
, ha dichiarato Mario Pirisi, Direttore SCDU Medicina Interna 1, AOU Maggiore della Carità, Novara
Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria, EEHTA CEIS, Università di Roma “Tor Vergata”, Kingston University London, Presidente Società Italiana di Health Tecnology Assessment - SIHTA ha dichiarato, “un recente studio (Mennini et al, 2018), basato su dati Real-world italiani ha calcolato i costi sostenuti dal SSN per le ospedalizzazioni dovute a episodi di Encefalopatia Epatica conclamata (OHE). Lo studio riferisce che i pazienti con encefalopatia epatica sono caratterizzati da una storia clinica più severa di quella riportata in letteratura: l’incidenza di nuovi ricoveri dopo il primo risulta pari al 62%, più elevata di altri studi osservazionali italiani o di trial clinici. La probabilità di decesso al primo ricovero risulta pari al 32% (superiore rispetto studi osservazionali e RCT). Ancora, la probabilità di decesso, dei dimessi, per tutte le cause risulta pari al 29% nel primo anno e al 33% entro il secondo (anche qui più elevata rispetto a studi osservazionali e RCT) generando un impatto economico per il SSN pari a € 13.000 per paziente. Riportando il valore a livello Nazionale, si tratta di una spesa di € 200 milioni per la sola assistenza ospedaliera. Nel 2020 è stata effettuata un’analisi aggiuntiva (Mennini et al, EEHTA CEIS, 2020) con l’obiettivo di confrontare le Guide Lines sulla HE con i dati Real World dopo un primo ricovero per OHE. L’analisi dell’aderenza alla terapia evidenzia due aspetti fondamentali: i pazienti dimessi dopo un episodio di HE non assumono la terapia prescritta e solo i pazienti più gravi sembrerebbero essere più aderenti al trattamento. Emerge in maniera decisa l’indicazione di utilizzare trattamenti più appropriati dopo il primo ricovero per ridurre l’elevato rischio di ricadute e diminuire l’impatto dei costi.”, ha concluso Mennini.

“Considerato l'incremento attuale dei contagi del virus SarsCov-2 siamo molto preoccupati per i pazienti con cirrosi epatica perché dovrebbero effettuare controlli e procedure sanitarie a cadenza periodica e molto spesso questi esami si svolgono in ambito ospedaliero. Sono oltre 100.000 i pazienti con cirrosi e malattia avanzata già curati dall'epatite C ma ancora a rischio di sviluppare un tumore del fegato, inoltre, ci sono almeno altri 100.000 casi correlati ad altre patologie come alcol, obesità, epatite B, ecc. La preoccupazione vale anche per anche per tutti i pazienti con malattia avanzata che devono iniziare una qualunque terapia, ad esempio per l’eradicazione del virus dell'epatite C.

Un recente studio (Kondili LA, Marcellusi A, Ryder S, Craxì A. Will the COVID-19 pandemic affect HCV disease burden? Digestive and Liver Disease, 2020 52 (9). https://doi.org/10.1016/j.dld.2020.05.040) ha stimato che ritardare l'inizio delle cure di 12 mesi, decuplica le complicanze e i decessi nei 5 anni successivi. È quindi indispensabile indicare quali sono le prestazioni differibili da quelle indifferibili in questi pazienti ad alto rischio di complicanze. Le cure e il monitoraggio dei malati cronici a rischio dovrebbero continuare attraverso approcci innovativi come il telemonitoraggio e la telemedicina oppure decentralizzando esami e prestazioni spostandoli dall'ospedale al territorio per evitare di esporre i pazienti fragili a rischi inutili. Sarebbe anche di grande aiuto semplificare gli atti burocratici come rinnovare automaticamente i piani terapeutici, consentire il ritiro dei farmaci ospedalieri presso la farmacia di fiducia o consegnarli direttamente a casa, incrementare le confezioni erogabili e tutte le altre modifiche di natura amministrativa che possono incidere positivamente sulla qualità di vita di pazienti cronici che devono restare sempre più protetti e monitorati come raccomandato da tutti gli esperti”, ha spiegato Ivan Gardini, Presidente EPAC

Fonte: ANSA.it

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