Epatite B, entecavir ok dopo analoghi nucleosidici
Una precedente esposizione agli analoghi nucleosidici (An) non compromette l'efficacia di entecavir nel trattamento dell'epatite cronica B.
Il dato emerge da uno studio di coorte multicentrico su 161 pazienti, di cui il 34% già trattati con An, condotto da Jurrien Reijnders, dello University medical center di Rotterdam, e collaboratori, tra cui Teresa Santantonio, infettivologa dell'Università di Foggia. Durante un follow-up mediano di 11 mesi, 82 (79%) dei 104 pazienti An-naive hanno avuto una risposta virologica (Vr = Hbv Dna <80IU/ml) e in nessun caso si è sviluppata resistenza genotipica ad entecavir. La Vr è stata osservata in 31 (54%) dei 57 pazienti An-experienced nel corso di un follow-up mediano di 12 mesi. Una ridotta probabilità di ottenere VR con entecavir è associata alla precedente insorgenza di resistenza alla lamivudina rispetto ai casi lamivudina-naive (Hr 0.14).
L'efficacia antivirale di entecavir, però, non si riduce quando nei pazienti pretrattati con lamivudina non si è sviluppata resistenza al farmaco (Hr 0.81). L'instaurazione di una precedente terapia con adefovir non influenza l'attività antivirale di entecavir a prescindere dal fatto che si siano manifestate o meno resistenze (HR 0.86-0.84).
Journal of Hepatology 2010; 52: 493-500























