Da Parma una nuova prospettiva per la cura dell’epatite B
Uno studio ha dimostrato come ripristinare la funzionalità immunitaria nei pazienti colpiti dal virus Un importante studio condotto in vitro su pazienti affetti da epatite cronica di tipo B pone le basi per strategie terapeutiche innovative dirette a sconfiggere il virus dell'epatite B (HBV). Un articolo in corso di pubblicazione sulla rivista internazionale "Gastroenterology", riporta i risultati conseguiti dall'equipe della struttura di Malattie infettive ed epatologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, diretta da Carlo Ferrari.
Lo studio, che porta la firma come primo autore di Paola Fisicaro, estende precedenti ricerche già eseguite nei laboratori dell'Ospedale Maggiore e dimostra come sia possibile ristabilire la funzionalità immunitaria contro il virus dell'epatite B aumentando così le prospettive di efficacia terapeutica dei farmaci antivirali esistenti. Attualmente le terapie disponibili sono rappresentate da farmaci come l'interferone-alfa e gli analoghi nucleosidici.
L'interferone ha il vantaggio di determinare una risoluzione definitiva dell'epatite cronica, ma la sua efficacia è limitata al 20-30% dei pazienti trattati. Gli analoghi nucleosidici riescono a inibire completamente la replicazione virale in un'altissima percentuale di casi, ma devono essere somministrati continuativamente per tutta la vita perché la loro sospensione si associa generalmente alla riattivazione dell'infezione causata dall'insorgenza di mutazioni virali capaci di determinare resistenze al farmaco utilizzato.
In questo scenario una possibile strategia per eradicare l'infezione in via definitiva è data dall'utilizzo di vaccini che stimolano direttamente i linfociti anti-virali. Fino ad ora però la possibile validità della terapia è stata messa in discussione dal fatto che i linfociti dei pazienti con infezione cronica sono paralizzati funzionalmente e quindi scarsamente responsivi agli stimoli esterni, come quello che può essere fornito dalla vaccinazione.
Lo studio dell'equipe diretta da Ferrari dà una prima risposta a questo problema. Nei laboratori di Parma infatti sono stati isolati in vitro i linfociti di pazienti con infezione cronica da HBV e attraverso l'utilizzo di uno specifico anticorpo capace di bloccare segnali intracellulari inibitori dei linfociti T ne ha ripristinato la funzionalità. La ricerca getta, quindi, le basi per possibili strategie immunomodulatorie innovative da usare in vivo, preferenzialmente in associazione ad altri farmaci anti-virali, per ottenere un più efficace controllo dell'infezione da HBV.























