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Storia naturale dell'epatite B

L'infezione acuta
Il periodo di incubazione, che rappresenta il periodo dall'esposizione del virus alla comparsa dei sintomi clinici, varia dai 60 ai 180 giorni. Il quadro può presentarsi in forma totalmente asintomatica (quindi senza nessun disturbo) oppure in forme sintomatiche con febbre, stanchezza, malessere generale, nausea, vomito, dolori articolari e muscolari. Si possono osservare anche dei quadri di epatite colestatica con la comparsa di ittero (colorazione gialla di cute e mucose dovuta ad un aumento della bilirubina nel sangue oltre valori di 3mg/100ml, che si evidenzia inizialmente come sub-ittero, valutabile a livello della mucosa congiuntivele, quando la bilirubina raggiunge i livelli di circa 1,5mg/100ml); raramente arriva fino all'insufficienza epatica grave con l'evoluzione verso l'epatite fulminante (vedi a fine paragrafo).

Altre alterazioni come nefropatie (problemi renali), neuropatie, paricardite (infiammazione del rivestimento del cuore) o pancreatite sono molto rare.

La possibilità è che si presentino o meno dei disturbi dipende anche dall'età dell'infezione, il 90% delle infezioni acquisite alla nascita, sono asintomatiche mentre le manifestazioni tipiche si presentano in un 5-15% dei bambini da 1 a 5 anni e in un 33-55% degli adolescenti e adulti (vedi percentuali in tabella).

Asintomatici Sintomatici
Infezione neonatale
90%
10%
Bambini
85-95%
5-15%
Adolescenti e adulti
45-67%
33-55%

Dal punto di vista degli esami di laboratorio, HBsAg, HBeAg e HBV-DNA diventano positivi circa 6 settimane dopo il contagio, prima dell'inizio dei sintomi clinici o dell'alterazione degli esami del sangue. Con l'inizio dei sintomi le IgM anti-HBc si positivizzano. Possono persistere per molti mesi e le IgG per anni, se non per tutta la vita. L'anti-HBs è l'ultimo test a diventare positivo ed è un marcatore di infezione in via di risoluzione (quando il titolo HBsAg diventa negativo). In corso di epatite acuta, gli esami di laboratorio che tipicamente si alterano, sono i valori di bilirubina e soprattutto di transaminasi, che spesso sono superiori a 500 U/L e solitamente le ALT sono più elevate delle AST. L'aumento della bilirubina generalmente è più modesto.

La complicanza maggiore della infezione acuta è l'epatite fulminante, definita come l'instaurarsi di encefalopatia epatica (stato di confusione mentale che può arrivare fino al coma) entro 8 settimane dall'inizio dei sintomi. Questa condizione, seppur rara, è molto pericolosa e va diagnosticata rapidamente per una gestione efficace, che spesso ha come cura il trapianto di fegato.

L'infezione cronica
E' in genere definita dalla presenza di HBsAg (Antigene Australia) per un periodo di oltre 6 mesi. Il rischio di cronicizzazione è correlato a due fattori: l'età di acquisizione dell'infezione e le condizioni "immunitarie" del soggetto che viene a contato col virus. Il rischio di cronicizzazione dopo infezione è basso negli adulti immunocompetenti, ossia nei soggetti in cui il sistema immunitario è maturo ed efficace e può eliminare il virus, (rischio < 5%). I pazienti in chemioterapia o immunodepressi perché trapiantati o a seguito di altre condizioni mediche, hanno un rischio decisamente superiore per la ridotta capacità di riconoscere ed eliminare il virus. Nei neonati la cronicizzazione di malattia arriva fino al 90%, probabilmente perché il sistema immunitario dei bambini è ancora immaturo. I bambini hanno un rischio di cronicizzazione elevato, ma sicuramente inferiore rispetto a quello dei neonati, con una percentuale di circa il 30-40%.

Guarigione Forma cronica
Infezione neonatale
10%
90%
Bambini e Adolescenti
30-40%
60-70%
Adulti
95%
5%

Maggiore è l'età del soggetto al momento del contagio, minore è la probabilità che la malattia diventi cronica, nei pazienti adulti infatti sono molto più frequenti le forme acute.

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