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Due composti del luppolo limitano il grasso nel fegato

Potrebbe esserci il luppolo, o meglio, due suoi composti, alla base della limitazione di accumulo di grasso nel fegato. È quanto emerge da uno studio condotto all’Oregon State University e pubblicato su eLife secondo cui lo xantumolo e il tetrahydroxanthohumol rappresenterebbero una soluzione alla steatosi epatica non alcolica (NAFLD).

La NAFLD costituisce una grave minaccia per la salute globale ed è caratterizzata da un eccessivo accumulo di goccioline lipidiche epatiche. Circa un quarto della popolazione statunitense soffre di questa patologia, con tassi nel resto del mondo che vanno dal 14% in Africa al 32% in Medio Oriente. La continua crescita di obesità e diabete comporta un conseguente aumento anche dei casi di steatosi epatica non alcolica. Non esistono farmaci approvati dalla FDA per il suo trattamento, ma cambiamenti prolungati dello stile di vita sano e perdita di peso sono gli unici interventi che si sono dimostrati efficaci nel prevenirne l’insorgenza e la progressione.

Nello studio i ricercatori sono partiti dalla resistenza all’insulina che è un fattore di rischio per la NAFLD, al pari di obesità e di una dieta alimentare ricca di grassi. Lo xantumolo (XN) è prodotto dal luppolo, mentre il tetrahydroxanthohumol (TXN) è un suo derivato idrogenato. Gli scienziati hanno analizzato una dieta povera di grassi, una dieta ricca di grassi, una dieta ricca di grassi integrata da XN, una dieta ricca di grassi integrata da più XN e una dieta ricca di grassi integrata da TXN. È emerso che quest’ultimo ha svolto un ruolo decisivo nel rallentare l’aumento di peso associato a una dieta ricca di grassi, così come ha stabilizzato i livelli di glucosio nel sangue: entrambi sono fattori che ostacolano l’accumulo di grasso nel fegato.

L’azione dei due composti coinvolge la PPARγ, una proteina che controlla il metabolismo del glucosio e l’immagazzinamento degli acidi grassi: in più i geni che attiva favoriscono la nascita delle cellule adipose dalle staminali. Agendo come antagonisti della proteina, impedendole cioè di entrare in azione, XN e TXN favoriscono la minore raccolta di grasso nel fegato.

Fonte: Epateam

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